ARTI MARZIALI CINESI TRADIZIONALI E MODERNE: WUSHU, KUNGFU, SANSHOU, TAIJI, QINNA  
Il Wushu, comunemente noto in Italia e in Occidente come Kung-Fu, è la definizione più appropriata che designa le arti marziali cinesi nel loro insieme (wu shu significa letteralmente "arte della guerra"), e racchiude tutte le discipline che ad esse si rifanno.

I testi classici cinesi ci lasciano numerose indicazioni sulle tecniche di guerra praticate nel corso dei millenni in un paese centro di invasioni e di conflitti. E’ in questo contesto che si creano i differenti stili di pugilato, il maneggio di infinite armi bianche e tutte le tecniche marziali che ritroviamo oggi in mille differenti forme.

L'eredità di questi metodi tradizionali di combattimento una volta trasformatasi la tecnica bellica sopravvisse, oltre che nei monasteri buddhisti e taoisti dove era diventata una disciplina, nelle sette segrete (che facevano delle arti marziali una parte dell'insegnamento da impartire all'adepto), all'interno delle famiglie che avevano avuto antenati monaci o guerrieri e nelle scuole che fornivano guardie del corpo a mercanti e funzionari; è in quest'ultimo ambiente che si sviluppano maggiormente alcuni stili di pugilato a breve distanza e l'utilizzo di varie armi corte, utilizzabili in un contesto di autodifesa.


Oggi le arti marziali cinesi vengono distinte in due grandi categorie: il wushu tradizionale (guidai wushu) ed il wushu moderno (jindai wushu).

La necessità di tradurre in sport quello che un tempo era necessità di sopravvivenza ha portato inevitabilmente a prendere in considerazione tanto la sicurezza degli atleti quanto l'estetica dei movimenti: si sono evolute così le due principali discipline sportive del wushu moderno: il Taolu, ovvero l'esecuzione sportiva di quelli che un tempo erano gli esercizi di combattimento, ed il San Shu, ovvero il combattimento libero contro un avversario.

Tale percorso è iniziato a partire dai primi decenni del ‘900 quando le autorità cinesi, con lo scopo di promuovere uno sport nazionale, iniziarono a creare delle discipline che si rifacevano, nelle movenze, nelle tecniche fondamentali, nell’uso delle armi, ecc. agli stili del wushu tradizionale, amplificandone le componenti coreografiche ed atletiche al massimo livello. Lo scopo era duplice: creare una moderna ginnastica, i cui fondamenti erano già radicati tra il popolo, per garantire un sano sviluppo dei giovani e promuovere uno sport di alto livello strettamente legato alla nazione cinese (la prima espressione ufficiale del wushu moderno fu la dimostrazione che venne fatta da alcuni atleti cinesi alle Olimpiadi di Berlino del 1936).

Il risultato di tale sforzo è stato la codifica di alcuni nuovi stili a mani nude (Chang quan, Nan quan, Tai ji quan) e con le rispettive armi e la rivisitazione di alcuni stili tradizionali con la realizzazione di nuove forme (stili dimostrativi) che potessero essere impiegate in un contesto sportivo. E’ stato anche creato uno sport da combattimento che, differenziandosi da altri metodi, fosse la summa dei principali stili di combattimento sviluppatisi in Cina nel corso dei secoli: il pugilato e la lotta. Il sanda, letteralmente “combattimento libero”, definito anche sanshu “arte del combattimento”, presenta le caratteristiche tipiche del wushu: combattimento a lunga, a corta ed a cortissima distanza con la possibilità di portare sia colpi di mano che di gamba sia, infine, proiezioni.

Nel frattempo, all’interno delle Scuole tradizionali o, in segreto, nelle cantine delle case dei maestri, gli stili tradizionali continuavano la loro storia. Vietati nella Cina continentale perché legati ad una cultura considerata retrograda, trovarono diffusione soprattutto nel sud-est asiatico e da qui anche nell’Occidente. Negli ultimi anni, con il recupero della cultura tradizionale, nella Cina continentale è iniziata la rivalorizzazione degli stili tradizionali, discipline per lunghi anni ignorate quando non apertamente represse. Si è quindi incentivato lo studio di tali pratiche e la creazione di varie associazioni per lo studio e la diffusione degli stili locali; i maestri che non avevano mai smesso la pratica assidua hanno incominciato nuovamente l’insegnamento alla luce del sole, riproponendo stili ed armi di cui si pensava fosse andata perduta la pratica. Tali maestri hanno così iniziato a trasmettere tale tradizione anche a praticanti occidentali; in tal modo gli stili tradizionali cinesi (interni ed esterni, del Sud e del Nord) sono arrivati sino a noi con tutto il loro bagaglio tecnico e culturale.

Presso le Associazioni Sportive FIWuK CONI del Friuli Venezia Giulia è possibile l’apprendimento sia degli stili moderni che tradizionali.